Pemio Nazionale di Poesia e Narrativa dedicato alla Bicicletta e al suo mondo

mercoledì 30 novembre 2016

Due chiacchiere con Guido Rubino, fondatore di Cyclinside.it, giurato storico de Il Bicicletterario


Intervista a Guido Rubino, fondatore di Cyclinside.it, esperto di biciclette, autore di diverse pubblicazioni sulla bici nonché giurato ‘storico’ de Il Bicicletterario
Personaggio interessante e simpatico, persona molto pratica e disponibile: due grandi passioni, la bicicletta e la fotografia, coltivate parallelamente e in sinergia da sempre.
E' autore di numerose pubblicazioni 'a pedali', con un occhio alla tecnica ed uno alla storia della bicicletta. Lo abbiamo incontrato per scambiare due chiacchiere, e farci raccontare di sé, del suo approccio verso l'amata due ruote, passando per il sito che cura dal 2007, per poi 'attraversare' l'Eroica e arrivare fino a Ghisallo e - perché no? - a Il Bicicletterario. Con un bel po' di foto e pedalate a corredo.
 


Per iniziare, prendendo spunto dalla recentissima uscita del volume ‘Benedette biciclette!’ (imperniato sulla collezione di biciclette del Museo del Ciclismo di Ghisallo, di cui sei co-autore e curatore della importantissima parte fotografica), ci sembra doveroso chiederti quando e come nasce il tuo intenso rapporto con la bicicletta…

Be’, ho cominciato a pedalare da giovane, per divertimento, per passione, qualche gara (anche se ho visto ben presto i miei limiti) e ho preso subito gusto alle piccole riparazioni, approfondendo quindi la tecnica sempre di più, fino ad arrivare a lavorare per una rivista importante del settore dove, manco a dirlo, scrivevo di tecnica.

E la fotografia, invece: quando entra nella tua storia personale?

Prima ancora della bicicletta. Avevo comprato una reflex da ragazzino, poi un’altra. Lavorando in una rivista torna utile avere un giornalista che, oltre che scrivere, faccia pure foto, magari decenti. Anziché mandare in giro due persone ne mandi una sola e agli editori questa cosa piace molto. E pian piano ho iniziato ad affinare le mie capacità. Che poi, con la pellicola, c’era sempre quel momento di ansia che terminava quando ti restituivano le diapositive fatte e scoprivi che il lavoro l’avevi portato a casa. Oggi si parla del romanticismo della pellicola. Io ricordo soprattutto quell’ansia. Mi è sempre andata bene.
 
…o magari ci sapevi fare! Cyclinside.it è uno degli importanti siti di riferimento nel mondo della bici. Ti va di narrarci la sua storia, e i suoi obiettivi?
 
Era nato come sito personale e senza alcuna pretesa quando lavoravo in redazione. Più che altro era il mio “blocco di appunti” tecnici sulla bicicletta che avevo organizzato in ipertesti. Il sito nacque di conseguenza. All’inizio era su guidorubino.com, proprio perché senza altre pretese. Poi, lasciata la rivista, nel 2007, lo registrai come testata giornalistica e nacque Cyclinside, più o meno come è conosciuto oggi. Si parla di tecnica, ma raccontata anche a chi non ne sa niente. Mi piace che sia uno strumento per capire la bicicletta anche al di là del mercato a volte troppo frenetico. Poi è anche racconto di corse e di eventi. Naturalmente sempre con quell’occhio un po’ “nerd” e in cerca di spunti tecnici che lo fanno diverso da tutti gli altri (spero).
 
Sei autore di diverse pubblicazioni, anche tecniche, sulla bicicletta. In quasi tutte, sembra di notare un tuo particolare ‘amore’ verso la sua storia: è così?

La bicicletta è sempre un po’ avventura, sia che si partecipi a una gara o che si faccia una passeggiata la domenica. C’è sempre qualcosa di speciale e scoprire le avventure degli altri è affascinante. Tanto più se si tratta di nomi che hanno fatto la storia e raccontati da grandi giornalisti. Anche l’evoluzione tecnica è un inseguirsi di idee e di trovate interessantissime di cui beneficiamo pure sulle biciclette di oggi. Andando a visitare le aziende italiane, molte storiche, non si può non restarne rapiti. E viene voglia di saperne di più e magari raccontare quel che si scopre. 

Il tuo incontro con Il Bicicletterario: cosa ha significato per te, e – la spariamo grossa – cosa ha cambiato, se lo ha fatto, nel tuo approccio verso la bicicletta?

Guido a Il Bicicletterario in Festa 2016
È stato la conferma che la bicicletta può essere raccontata in tantissimi modi e tutti belli e anche divertenti. Il racconto delle corse, alla fine, è solo l’aspetto più asettico di questo mondo. Inoltre Il Bicicletterario è uno stimolo per i più giovani. Chissà che per molti non nasca il desiderio di proseguire a narrare storie a pedali. Il mio approccio? Non è cambiato, diciamo che ora lavoro più contento perché trovo il mio modo di vedere la bici sempre più… condiviso. 

Cosa, a tuo sincero parere, ha di buono Il Bicicletterario, e cosa invece dovrebbe avere che ancora non ha?

Be’, direi che già funziona bene ed è cresciuto tantissimo dal primo anno. Visto quante persone coinvolge e anche lo sforzo organizzativo mi piacerebbe che durasse più giorni. Ma ovviamente parlo vedendo da fuori. Immagino non sia così semplice. Però si potrebbe allargare la portata. Insomma, gli auguro che diventi sempre più famoso. Lo merita.

E allora ti annunciamo che, proprio per la terza edizione, le celebrazioni di premiazione avverranno in due giorni, il 2 e 3 giugno 2017: ne sarai contento… Ma ora dicci: la cosa più bella nella tua esperienza di giurato per Il Bicicletterario, e quella più negativa?

Una cosa personale: ritrovare una cugina che non vedevo da tempo (Flavia Rubino, in giuria alla I edizione de Il Bicicletterario, n.d.r.), esperta di marketing e new media. Di fatto è stata lei a coinvolgermi nella prima edizione. La più negativa? Tutta l’acqua che abbiamo preso l’anno scorso. Ma direi che a questo punto gli organizzatori sono in credito con la sfortuna e possiamo andare sereni (d’animo e di cielo) per un bel po’ di edizioni.

Lo pensiamo anche noi! Quest’anno, tra i sostenitori del nostro premio, abbiamo anche la celeberrima Eroica, ciclostorica nata nelle valli del Chianti. Ci parli del tuo rapporto con questa particolarissima manifestazione?

All’Eroica ci si conosce e riconosce. Appassionati vecchi e giovani sono tutti lì a condividere la stessa passione. Per alcuni è la scoperta del ciclismo di una volta con il suo fascino di campioni e biciclette, per altri è ritrovare abitudini che avevano quasi dimenticato e riportano a bei ricordi, che poi sono quelli dei valori veri del ciclismo. L’Eroica è vedere a colori le foto in bianco e nero dei libri di storia della bicicletta. Affascina.

A proposito di foto, torniamo alla tua ultima fatica: com’è stato entrare nel Museo della bicicletta del Ghisallo attraverso una pubblicazione che ne celebra un importante anniversario? Insomma, come ci si sente a scrivere la…storia della storia?

Io mi sono limitato a raccontare quella delle biciclette attraverso i pezzi pregiati che sono esposti al Museo Madonna del Ghisallo. Non sempre facile da ricostruire e con qualche trappola sul percorso. La storia vera e propria del Ghisallo, luogo pieno di significati per il ciclismo, l’hanno raccontata gli ottimi Lorenzo Franzetti e Luciana Rota, assieme alla direttrice del Museo, Carola Gentilini e tutti sotto la regia di Gino Cervi. Li nomino tutti quanti perché altrimenti farei torto soprattutto a me stesso: è una squadra di cui andare orgogliosi.

Riusciresti a descrivere le sensazioni provate nel fotografare degli oggetti tanto carichi di significato e dal passato tanto glorioso?

Guarda, ho allestito una sala posa “leggera” all’interno del Museo per fotografare le biciclette. Le prendevo dalle teche e le portavo giù, spolverandole un po’, sistemandole per la foto. Ecco, mentre portavo la bici di Coppi, quella del Record dell’Ora, mi sono accorto che mi tremavano le gambe per le scale. E non solo per la sua. Mi è passata tra le mani una parte della storia più bella del ciclismo. Ho provato anche ad impugnare un attimo quel manubrio. Me ne sono quasi vergognato e ho ripreso a fare il mio lavoro. Fantastico però.
 
Sta per prendere il via Scattofisso, il Premio di fotografia abbinato a Il Bicicletterario; il tema, come è intuibile, è ‘bicicletta e letteratura’: trovi che sia difficile interpretarlo? Un suggerimento, da fotografo, ai partecipanti?

Il mio modo di lavorare si è trasformato negli anni. Prendo sempre meno appunti perché sempre più spesso il mio bloc notes è proprio la macchina fotografica. Ecco, bisogna cercare una sensazione e individuarne la causa, spesso è un particolare. Fotografate quello nell’inquadratura che più vi piace.

Per i nostri lettori: dacci un motivo per partecipare a Il Bicicletterario!

È un premio unico nel suo genere, partecipare è divertente e dà la possibilità di incontrare persone con un comune denominatore. Quindi diventa un ri-trovarsi anche qui.

E un motivo per acquistare ‘Benedette biciclette!’…

È una lettura molto piacevole e che scorre via incuriosendo. Ci sono delle biciclette che sono dei veri e propri monumenti del ciclismo. E c’è anche qualche bella fotografia.

Noi l’abbiamo sfogliato e stiamo per inziarne la lettura: l’editore, Bolis, ha gentilmente donato alcune copie a Il Bicicletterario perché siano incluse tra i premi, un volume pregiato e – sì – pieno di bellissime foto, lo consigliamo sicuramente anche noi a tutti.
Prima di salutarci: Guido Rubino in una frase…

Uno scrittore di biciclette. Anche con le fotografie!

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